Si dice spesso che quella degli NFT sia una rivoluzione e, in effetti, qualcosa di profondamente rivoluzionario è accaduto quando, nel 2018 William Entriken, Dieter Shirley, Jacob Evans e Nastassia Sachs hanno rilasciato la proposta ERC-721 per la costituzione di Token Non Fungibili su rete ETHEREUM. Potremmo in qualche modo dire che da quel momento si è potuto trasportare il concetto di unicità o di scarsità in ambito digitale, ovvero, da quel momento nasce un nuovo mondo, un mondo digitale dove l’esperienza utente è legata ad asset unici e irripetibili così come avviene nell’esperienza sensoriale quotidiana.
Un nuovo mondo digitale, dunque, denso di nuovi significati e di nuovi modi di vivere l’interazione degli utenti, un nuovo modo di legarsi alla creatività umana che crea uno scenario completamente vergine e inesplorato per il mondo dell’arte.
Si può ben dire che l’universo degli NFT da una parte prende in affidamento i principi e gli insegnamenti degli atti costitutivi delle criptovalute, e quindi di Bitcoin, sposando pienamente la dottrina della decentralizzazione della gestione del valore per la visione di una comunità disintermediata, incensurabile, protagonista del proprio destino finanziario. Dal punto di vista dell’immaginario estetico e iconografico, invece, l’universo NFT trae sicuramente grande ispirazione dalla congiunzione di quanto di visuale si è incrociato negli ultimi decenni negli spazi di intersezione tra informatica, tecnologia, 3d graphics e un certo tipo di fantascienza legata a mondi futuri distopici e futuribili metaversi. Questa sottile traccia grafica subliminale in qualche modo percorre gran parte della produzione creativa in ambito NFT, prima nel mondo dei Collectibles e dei PFP, e successivamente nell’ambito della produzione artistica NFT.
In questo bollente melting-pot pseudo-tecnologico si insinua la internet-cultura dei Meme, con alcuni di essi che assurgono ad una mastodontica visibilità, come nel caso della simpatica rana verde chiamata Pepe, presa in prestito dalle illustrazioni di Matt Furie. Quello dei Meme era stato un trend che si era sviluppato in maniera devastante con l’avvento delle prime piattaforme social, che forse pochi ricordano, come ad esempio Myspace, sorgente visiva primordiale del mondo social-immersive della nostra contemporaneità.
Gli NFT ancora una volta dunque pescano da quella che è l’archeologia informatica, in particolare dalla genesi e lo sviluppo della rete, con l’avvento dei primi formati per l’interscambio di immagini, vedi le GIF (Graphic Interchange Format) e la prorompente svolta del social networking, con le varie piattaforme che si succedono vorticosamente, Myspace, 4chan, Twitter, Tumblr, Instagram, Facebook ecc…
Per questo motivo, oggi, potremmo dire che Pepe è uno dei simboli dello sviluppo di questa nuova era, un’era che unisce le persone a prescindere dalla geografia, un mondo veloce, iperconnesso, dove la diffusione del gusto e dei paradigmi visivi segue dei tempi incredibilmente rapidi.
Pepe, dunque, diventa il paradigma iconografico dello sviluppo visivo di una nuova comunicazione, di una nuova creatività, di una nuova società che ha tempi più serrati e spesso non ha voglia o non ha bisogno di approfondire.
Molti artisti blockchain, che potremmo dunque definire cripto-artisti, si sono cimentati nella rivisitazione visiva di Pepe, e questo è un fatto molto interessante, perché se si considera Pepe uno dei codici genetici fondanti e fondamentali rispetto ai nuovi codici visivi dell’era digitale, a quel punto si potrebbe fare uno stimolante parallelo tra quello che accade oggi e quello che accadeva secoli e millenni fa, quando pittori e scultori si confrontavano molto spesso sulle rappresentazioni di soggetti assai frequenti dell’iconografia religiosa, come le crocifissioni, le deposizioni, le annunciazioni ecc. Senza voler essere irriverenti, potremmo dunque azzardare che un artista digitale che oggi propone la propria rivisitazione della celebre rana verde, può essere pensato come la versione contemporanea del pittore rinascimentale che si cimenta con uno dei celebri scenari della classica iconografia religiosa.
Ogni era ha le proprie icone e i propri codici visivi, gli artisti sono i più bravi ad assorbire questi codici per poi riproporli, rivisitarli iniettando la propria cifra espressiva.
Quello che vediamo oggi, anche un Meme, potrebbe diventare uno stilema iconografico per i prossimi millenni. Ciò che resta negli occhi, rimane nella storia.