Diemut è un'artista tedesco-americana che esplora il particolare territorio che intercorre tra arte e scienza, affrontando temi contemporanei legati a filosofia e letteratura. È nota per il suo approccio concettuale innovativo e per il richiamo alla tradizione dell'avanguardia. Ha ottenuto grande visibilità nel 2014 con Sugababe, un clone bioingegnerizzato dell'orecchio di Vincent van Gogh, e ha successivamente presentato opere come The Redemption of Vanity, che ha fatto scomparire un diamante sotto il "nero più nero", e The Prayer, che esplora il soprannaturale tramite l'intelligenza artificiale. Collabora con scienziati di istituzioni come MIT, Harvard, Georgia Teche e NASA, e le sue opere sono state esposte in musei e gallerie di tutto il mondo.
Ho avuto la fortuna di intervistarla anche grazie ad una collaborazione appena iniziata con Futura Art Gallery e qua di seguito riporto le sue parole in merito al suo approccio all'arte, considerando il profondo legame del suo lavoro con la scienza e le nuove tecnologie.
DIEMUT: Herman Melville una volta disse: “In questo mondo non esiste qualità che non sia tale solo per contrasto. Nulla esiste in sé e per sé”, come se una cosa definisse l'altra attraverso il suo opposto o anche solo la sua esistenza non identica. Questo è ciò che incontriamo all'intersezione tra arte e scienza, dove hai la possibilità di comprendere l'uno attraverso l'altro in modo profondo, e questo influisce direttamente nella creazione di un'opera che si colloca tra arte e scienza.
Lavorando all'incrocio tra arte e scienza, mi interessa affrontare questioni contemporanee, che spesso collego a temi di filosofia - in quanto genitore della scienza - e letteratura. Ogni opera che realizzo è un progetto unico, con un approccio concettuale ed estetico distinto, grazie alla diversità delle discipline scientifiche con cui lavoro.
Pertanto, non lavoro in serie, come spesso avviene nella pratica artistica comune. Il mio lavoro si basa su un ampio, ma profondo interesse per i diversi filoni della scienza visti attraverso una lente estetica e artistica.
Georges Braque disse una volta: “L'arte è fatta per disturbare – la scienza rassicura”. Sebbene quest'ultima affermazione sia vera solo in modi molto superficiali (se non del tutto), vedo l'interazione tra arte e scienza come uno strumento importante per riaffermare le radici delle arti moderne come un processo costante di innovazione, avanguardia e una rivalutazione di ciò che l'arte può essere.
Nonostante tutte le differenze tra le due discipline, c’è un particolare aspetto in realtà che riguarda sia l'arte che la scienza fin dall'inizio: entrambe, in momenti diversi, hanno ereditato un approccio permanente di ricerca del “nuovo”, per l'avanguardia, il rifiuto della conoscenza dogmatica e la libera sperimentazione. Naturalmente ci sono differenze fondamentali tra arte e scienza. La prospettiva soggettiva, che nella scienza si cerca di sostituire con una descrizione in terza persona, è un fattore distintivo molto importante. Ogni artista è libero inizialmente di applicare i suoi parametri, forme, punti di vista, riflessioni ed espressioni al mondo e al proprio lavoro. Nell'arte, il focus è sul generale condensato nel particolare, l'opera singola che definisce la sua esistenza unica. La scienza, invece, è caratterizzata dal principio di generalizzare ed eliminare qualsiasi particolarità riducendola all'emissione di una legge generale.
L'intersezione tra le due affina la loro dicotomia ed eleva la loro armonia, cambia le sensibilità per entrambi i campi e crea una mentalità che catapulta lontano nel controintuitivo. La scienza respinge colori, odori, suoni – che sono i mezzi estetici più profondi – come se non avessero un'esistenza ontologica autonoma a livello fondamentale. In questo senso, la scienza rende implicitamente l'apparenza brillante delle arti illusoria ed essenzialmente falsa. Anche ciò che chiamiamo reale, come il tempo e lo spazio, si rivela essere un concetto molto sfuggente in qualsiasi descrizione fisica attuale. La scienza offre teorie potenti che permettono previsioni future come nessun'altra fonte di conoscenza e mirano a controllare e comprendere profondamente il cosmo. Ma in questo processo, mostra anche i nostri limiti rispetto alle nostre capacità di comprensione, alle nostre, talvolta estreme, volontà irrazionali e ai concetti affascinanti dell'umanità come modello del mondo e di noi stessi al suo interno.
La nozione che l’interazione tra arte e scienza pone è il tema dell’“estetica umana”, che unifica logos, immaginazione e fantasia in modo radicale.
C'è un altro interesse che gioca un ruolo importante nel mio approccio alle arti, che ho menzionato brevemente sopra. Sia l'arte contemporanea che la scienza ci mostrano, almeno in gran parte delle loro manifestazioni, un'immagine aliena del mondo rispetto alla nostra comprensione del senso comune, persino alla nostra immaginazione. In molti modi, i concetti scientifici come la relatività o la meccanica quantistica sono molto più estremi di quanto la nostra immaginazione ci abbia mai raccontato. Forse questo è ciò che, in definitiva, mi affascina di più come artista.
Mi è difficile immaginare una rilevanza paradigmatica dell'arte senza una pretesa di verità delle arti e dei loro poteri utopici. Fungere solo da decorazione e suscitare piacere, come accade per le opere di alcuni artisti AI con estetiche da salvaschermo su larga scala, va oltre qualsiasi apprezzamento e radicalismo dell'arte. “Il nuovo” significa trovare nuovi linguaggi estetici, materiali e concetti. Molte delle attuali questioni contemporanee sorgono da tecnologie che spesso colpiscono la società impreparata e non regolamentata, ma che hanno enormi impatti sociali. Nell'evoluzione della civiltà umana, l'era scientifica si identifica con un dominio crescente della tecnologia. Lo sforzo e l'obiettivo sono stati per secoli riferiti al controllare l'esposizione diretta dell'uomo all'ambiente naturale stabilendo una matrice intermedia di applicazioni tecnologiche. Queste tecnologie, di complessità crescente, causano minacce create dall'uomo stesso, come la bomba atomica o la tecnologia AI e i pericoli della disinformazione o delle false realtà, o le potenziali minacce dell'AGI (Intelligenza Artificiale Generale).
Proprio come l'evoluzione biologica si è sviluppata nel tempo in un ecosistema di grande complessità e diversità, lo stesso sembra avvenire anche per l'evoluzione tecnologica, che sta crescendo in complessità in modo accelerato.
Artisticamente, sono molto interessata ai poteri estetici delle tecnologie e dei concetti scientifici stessi, essi offrono dimensioni e opzioni estetiche che sono molto diverse da qualsiasi altro mezzo tradizionale. Anche se l'arte fosse giunta al termine del suo moderno sviluppo sperimentale, le sue forze contemporanee possono essere paradigmatiche, ricche di forma e sempre nuove: ogni epoca ha la sua espressione e il potere dell'arte lo può plasmare e riflettere allo stesso tempo.
Penso che l'impegno concettuale con la scienza attraverso le arti non possa sfociare in un mondo parallelo con derive quasi mistiche. Questi tentativi, a rigor di termini, non sono altro che una posizione di ignoranza nei confronti del mondo scientifico e un’ostinata corsa al rifugio nel sicuro mondo della fantasia soggettiva. Un serio confronto artistico, tuttavia, dovrebbe mirare a smantellarne la struttura apparente.
Guardando, per esempio, alla tecnologia AI, qua la dicotomia all'interno della scienza si eleva quasi alla stregua di una tragedia greca e di un dramma sociale. La scienza ci ha fatto messo in guardia e ci ha liberato dal dogma religioso e dalle credenze occulte, per poi gettarci quasi 500 anni dopo nel punto in cui le religioni ci avevano lasciato, minando le nostre capacità di discriminare il vero dal falso nelle tecnologie AI, rendendo l'evidenza e la verità una mera ipotesi e, in definitiva, accecandoci.
Nel mio lavoro “The Prayer” (2018), esposto nel 2020 al Centre Pompidou di Parigi e in future mostre come al Mori Art Museum di Tokyo con “Three Approaches to Synthetic Entities”, esploro l'interfaccia e le condizioni speciali dell'intelligenza umana rispetto a quella delle macchine, il test di Turing, importanti problematiche come: se la mente sia calcolabile e indipendente dal substrato o una rivalutazione generale dell'intelligenza.
L'enorme impatto della tecnologia, per come viene imposta alle società e per come modella il nostro mondo contemporaneo in ogni aspetto, rende per me l'interfaccia tra arte e scienza una posizione più rilevante che dipingere l’ennesimo quadro ad olio su tela.