Come l’arte generata dall’IA sta influenzando il mercato

Come l’arte generata dall’IA sta influenzando il mercato

YouTuber, casalinghe, influencer, giornalisti, artisti, critici, calciatori, cartomanti: tutti parlano di intelligenza artificiale (IA), tutti impazziscono per ChatGPT, e chi non lo fa… semplicemente ha paura.

Anche l’arte digitale sta vivendo la sua piccola ma significativa rivoluzione grazie all’impatto delle nuove tecnologie IA. Un gran numero di artisti, o aspiranti tali, si è lanciato nel settore per dare forma alle proprie ambizioni creative, inondando il mercato dell’arte digitale, e in particolare quello dei token non fungibili (NFT), prodotti in tutto o in parte dall’intelligenza artificiale e dagli strumenti correlati.

Ma cosa penso di tutto questo? Perché sta accadendo?

Partiamo dalle basi: chi è un artista? Perché crea arte? Si dice spesso che un artista sia colui che sente un forte impulso creativo ed espressivo, quasi irresistibile, che lo porta a realizzare opere frutto della propria visione estetica, emotiva e filosofica del mondo. In questo senso, l’artista vive un conflitto interiore che trova una forma di soddisfazione, o almeno un piccolo riconoscimento, nella risposta del pubblico che lo segue. Ma si parla di soldi? Non necessariamente. La risposta che un vero artista riceve è soprattutto emotiva, e solo in alcuni casi trova consacrazione in una transazione economica.

E con l’arte digitale e gli NFT cosa cambia? Purtroppo, la crypto art è fortemente legata al mondo degli asset finanziari e cresce in un contesto in cui il valore di un’opera è spesso misurato dal suo prezzo. Certo, questo accade anche nell’arte “classica”, ma nel digitale la distorsione è più evidente. Il risultato? Un’invasione di pseudo-artisti motivati esclusivamente dal profitto, pronti a creare opere digitali con l’unico scopo di guadagnare. Questo fenomeno rappresenta probabilmente il peso maggiore che il mondo della crypto art dovrebbe liberarsi al più presto.

E l’IA cosa c’entra? In un panorama dominato da creatori digitali in cerca di profitto, il livello medio della creatività può essere piuttosto basso. Quando la creatività non basta, si ricorre allo strumento… in questo caso, l’intelligenza artificiale. Ecco spiegata la sovrapproduzione di opere generate dall’IA che affollano il mercato NFT, spesso con uno stile già visto e ripetitivo, data la natura dei processi che le generano.

Il mercato che succede allora? Dopo l’entusiasmo iniziale dei collezionisti che hanno acquistato queste opere, il mercato si è ritrovato a dover assorbire quantità anomale di lavori prodotti con facilità e velocità dagli artisti IA. La conseguenza è la devalutazione di molte opere e collezionisti con portafogli pieni di NFT svalutati. Come una bolla che scoppia, il meccanismo è simile: il FOMO iniziale si trasforma in un boomerang che sta colpendo il mercato.

Ma l’arte generata dall’IA è da demonizzare? Assolutamente no. È uno strumento potentissimo, e come tutti gli strumenti, il risultato dipende dall’abilità di chi lo usa. Un artista esperto con qualcosa da raccontare otterrà risultati completamente diversi da un improvvisato creativo o da un marketer in cerca di guadagni facili. La storia dell’arte è piena di strumenti e tecniche inizialmente svalutati, che solo col tempo hanno trovato riconoscimento: basti pensare alla fotografia.

In definitiva, IA o non IA, il fulcro dell’esperienza artistica resta sempre nella mente e nelle mani del creatore. L’onestà espressiva e il bisogno reale di comunicare sono ciò che conferisce valore a un’opera. Dove c’è esigenza espressiva, c’è creatività autentica, e dove c’è creatività autentica, c’è sempre valore. Non tutti sono Picasso o Bosch, ed è per questo che molti artisti farebbero bene a percorrere un lavoro personale e privato prima di buttarsi sul mercato: anche l’arte immateriale ha un costo, occupa spazio digitale e genera un impatto ambientale.

Artisti, guardate dentro voi stessi: produrre arte è davvero ciò che volete di più, anche in un mondo dove nessuno la comprerà?